| MARIA LUISA SANTELLA - MEMORY ROOMS |
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lunedì, marzo 29, 2004
THE CURE FOREVER by MARIA LUISA SANTELLA _______________________________ In tournè con 'I FIGLI DI IORIO' regia Ugo Gregoretti con Rosa di Lucia, straordinaria creatura, attrice ipersensibile, solitaria e chiusa in se stessa, morta precocemente. Nel kaos come sempre. Una notte, a Merano, dopo lo spettacolo, mi telefona Samos, mio figlio, e mi fa: "Domani è il tuo giorno di riposo. I Cure suonano a Padova. Se davvero li ami valli a sentire." Non ci penso su un secondo. La mattina dopo parto. L'energia vitale lungo i nervi scorre veloce. Un flash nel sangue. The Tour 'The Head on the Door' L'attesa in agguato nei miei fianchi. Tre cambi di treno per arrivare. Sto rileggendo: 'On The Road' Kerouac. Lungo il fiume e sull'acqua dal finestrino del treno scorrono veloci paesaggi nebbiosi sotto i miei occhi spalancati sull'attimo. Ho inviato i bagagli col camion del Teatro Stabile di Torino con cui lavoro. Un cappottino nero Un tubino nero sul corpo in perenni deflagrazioni. I rossi, lunghi, capelli. L'anima nelle paludi dell'essere. Niente altro da segnalare. Tranne che la devozione alla ricerca del Geroglifico Divino mi chiama al Tempio della Musica delle Sfere. Siamo tutto ciò che è, tutto ciò che è stato, tutto ciò che sarà. Unità, immutabilita, eternità. Nessuna voglia di ostentare il mio abusare di me. Incantevole appartenermi in ore di goffa solitudine. Gotico spirito d'avventura. Scendo dal treno. Riconosco e mi riconosce una piccola folla di anime in cerca di "Faith" come me. Saliamo su un bus che ci scarica in periferia nei pressi del Palazzetto dello Sport. Nebbia. Il cubo posato su una landa desertica ci accoglie gelido e tremante. Compro il biglietto. Trovo un alberghetto triste del suo squallore. Digiuna corro verso l'Auditorium dei Rumori. Un panino e una birra. Sufficiente. Entro. La folla di pallidi spettri lì convenuta si raduna in attesa. Trovo un posto sulla sinistra vicino al palco. Un gruppetto di ragazzi mi adotta e mi dà da fumare senza che ci diciamo nulla. L'attesa è ricca di visioni psichiche sospese sul Giardino Pensile. Buio. La platea tace Le luci salgono sulla scena lentamente a scoprire la band. Dal fondo appare lui. Il Palazzatto dello Sport lievita e per tre ore e mezzo ci trascina in volo on the edge our Heads on the Door of the Forever (che chiude il concerto quando spazio e tempo sono ormai fuori dai limiti di ogni convenzione.) L'assente più presente si fa strada in me. Dopo un anno, a Milano, mentre recito al Teatro di Porta Romana "Desiderio", un mio monologo ispirato a "Un Tram che si chiama Desiderio" di Tennesee Williams, sto per finire sotto una Range Rover quando sento una voce dal nulla che mi chiede se voglio vivere o morire. Affermo che voglio vivere per vedere cos'è la Vita Vera. Vengo salvata. Dopo un anno mi trovo in Western Australia, a Perth, dove mi attendono gli Aborigeni.
L'ultima volta che sento un concerto dei Cure è a Conegliano Veneto, sotto un diluvio universale, ancora sola, ancora tre ore e mezzo mitiche. The Cure Al di là della musica terrena the Drowning Man ci trascina ancora on the edge of the Forever. The subject is closed! posted by Marluna3001 |
04:32 | commenti (1)
domenica, marzo 28, 2004
Cielo persistentemente grigio ghiaccio, freddo, emozioni che rotolano nelle budella, una sigaretta che mi brucia le secche labbra che hanno dimenticato cosa significa baciare, la musica di Nick Cave. Il ricordo nella pelle furtiva della sua furia animale quando cantò a Napoli nel mio Teatro, allora Teatro Ausonia, oggi Teatro Totò. Che salto, da Teatro di Ricerca a Teatro d'Intrattenimento. Tempo, Tempi... Quanto tempo è passato? Quante vite fa? La platea piena di Punk Il palcoscenico pieno di alcool Birre e Bourbon Nick che lancia cantando una bottiglia vuota in platea che gli viene rispedita in scena Io che salto, su e giù, da platea a palcoscenico e viceversa a fermare la rissa incipiente Il pubblico esaltato Il concerto che prende il volo Nessuno e nulla è più lo stesso ora. Quante pelli abbiamo lasciato sulle strade del mondo dietro i nostri passi sbilenchi? Quanti domani e quanti ieri abbiamo vissuto? Ci siamo rivisti a Perth, Western Australia, dove il Sogno Originario mi aveva chiamato, in un pub dove cantava con i Bad Seeds per un manipolo di eletti. Un concerto surreale, struggente, sospeso nel Dreaming, dove la rabbia e la furia apparivano stemeperate da estatici, ironici, languori percorsi da improvvise urla trattenute in gola. Viviamo sempre sulla soglia della disperazione in una cruda consapevolezza dell'inesistente che continua a rotolare acido nelle nostre viscere contratte, a nudo dentro una Passione che lacera la trama delle 14 poste della Via Crucis in cui si stempera ogni possibile vissuto. posted by Marluna3001 |
13:40 | commenti (1)
venerdì, marzo 26, 2004
Nella scatola dei ricordi, all'angolo del vestibolo che dà accesso alle Stanze della Memoria, pesco questa foto e a lungo mi soffermo a guardarla domandandomi dov'è nascosta in me questa scarna bimba triste, imbronciata, già stanca del mondo, dove in questa me baroccamente deflagrata in una carne che non mi dà tregua, provata dalla morte e dal diavolo, in questo teatro corpo tempio che punisco dilatandolo per non saper farsi amare per non voler farsi prendere. Mi rivolto in me stessa rotolando sulle polverose tavole del palcoscenico che ho abbandonato per seguire la Via dei Canti e che non riesco a fare piattaforma di vita in un reale che sempre più risuona nei recessi del mio essere vacuo e illusorio ma che ancora mi attrae con le risonanze delle voci delle Sirene che sciolgono la cera con cui mi tappo le orecchie. Ecco, strappo questo insulso inutile filtro e ascolto lasciandomi trapassare dai richiami delle realtà illusorie per trovare nelle ferite a cielo aperto la volontà di resistere senza fuggire. Tutto è rappresentazione, anche il rifiuto e non c'è rifugio dove nascondersi quando l'amore ci attraversa abbattendo ogni resistenza. E' qui che ritrovo la piccola predestinata suicida che affrontava con cipiglio l'inafferrabile sensazione di non avere nel proprio destino l'amore. Rifiutando il teatro per la vita ho scoperto che c'è vita solo nel teatro. Allora a che serve opporre resitenza? Abbandono il broncio e salto in scena sulle sgangherate tavole del mondo e mi arrendo alla recita delle parti che mi vuole sola sul ciglio di un burrone a strapiombo sulla furia dei sentimenti, ritta sul limite estremo dell'infinito, nell'occhio del ciclone, senza più attese nè rimpianti. Creatura di carne impalpabile sento in tutte le mie membra una carezza che mi avvolge e dall'ombra a sè mi stringe facendomi tremare nel piacere di una recita d'amore impossibile. mercoledì, marzo 24, 2004
Quando senti l'urlo nascere nelle tue viscere non trattenerlo, lancialo contro le mura del palcoscenico e il suo riverbero farà tremare le pareti del teatro mondo che miserevolmente si polverizzeranno insieme ai mefitici inganni che lo sostengono. Vedrai allora apparire sulle mura di cinta del tuo corpo il geroglifico divino che fa di te un medium di sogni vivi che metamorfosizzerano passato e futuro nel presente continuo in cui in unità di tempo, luogo e azione vive l'eterno gioco delle parti che fa vera la recita illusoria. lunedì, marzo 22, 2004
LUCID DREAMING Sense of sound You're caressing me slowly Tears of emotions You're kissing me softly Theatre of feelings The dreamscape begins to form Screams against walls Dream images fade into visualization A rain of red petals Personal limitations begin to dissolve My thoughts in a music box We take a deep breath of lovely air Drops of blood on my pale face I feel in safe like a ghost beyond the sky You 've carried over my waking state of consciousness into dream. The subject is closed domenica, marzo 21, 2004
Antonin Artaud "La Passione di Giovanna d'Arco" 1928 regia Carl Theodor Dreyer
ANTONIN ARTAUD Who am I? Where do I come from? I am Antonin Artaud and if I say it as I know how to say it immediately you'll see my present body fly into pieces and under ten thousand notorious aspects a new body will be assembled in which you'll never again be able to forget me. Chi sono? Da dove vengo? Sono Antonin Artaud e dato che lo dico come so dirlo immediatamente vedrete il mio corpo attuale andare in pezzi e riassemblarsi sotto 10.000 aspetti noti in un corpo nuovo e non potrete mai più dimenticarmi. Qui suis-je? D'ou je viens? Je suis Antonin Artaud et que je le dise comme je sais le dire immediatement vous verrez mon corps actuel voler en eclats et se ramasser sous 10.000 aspects notoires un corp neuf où vous ne pourrez m'oublier.
POESIA sei penetrata nel mio cuore col profumo di un vento lieve volando sulle ali di un sogno schiusosi nelle carni spente come un fuoco rigeneratore che mi ha mutato in Fenice. posted by Marluna3001 |
22:17 | commenti (2)
Rincattucciata, come un Golem, in un angolo dell'ingresso del Labirinto dei Sogni, inizio oggi, Giornata Mondiale della Poesia, Prima Domenica di Primavera, a viaggiare immobile nella Memoria delle mie Vite Concentriche. |