| MARIA LUISA SANTELLA - MEMORY ROOMS |
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giovedì, ottobre 14, 2004 "Programma del Raduno di FUORIRADIO A BOLOGNA - CIRCOLO CESARE PAVESE presso il Circolo Pavese, via del Pratello 61, a Bologna, il primo raduno di Fuoriradio, Comunità Virtuale di Poesia e Lotta, unitamente alla premiazione del Concorso di Poesia “Voci”. Loredana Alberti. Fiorella Petronici (Teatro del Guerriero) e Gian Paolo Foresti (Baule dei Suoni) e lettura con registrazione live dei testi premiati. Il Dreamtime di Napoli di Maria Luisa Santella con Interventi Poetici di Antonio Ongari Interventi Pittorici di Michele Gentile Protagonista nel ruolo del Poeta Gianni Abbate Medea di Loredana Alberti Il Ritorno Improvviso di Maria Lucrezia Argentiero Oikos di Nuria Kanzian 20 Marzo di Ricardo Antonio Piana Lustrascarpe di Maria Grazia Moncada Nashipur di Pietro Silvestri posted by Marluna3001 |
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Nella foto una scena di "TONIGHT WE IMPROVISE" di MARIA LUISA SANTELLA da LUIGI PIRANDELLO ACADEMY OF PERFORMING ARTS PERTH - WESTERN AUSTRALIA _____________________________________ I COSTUMI 'Fall-out' 1969 Lavorammo su costumi base, ampliandoli in scena, con aggiunte di pezzi di scarto. Fu divertente e surreale, ci sipirammo un pò a Duchamp, vecchi orinali di porcellana per cappelli, tubi di ferro per maniche, un vecchio camion giocattolo come scarpa a ruote, e pezzi su pezzi. Anche nel Faust io ho usato questo metodo, ero Margherita e Mefistofele a un tempo e recitavo anche tutti i personaggi evocati da Mefistofele. Indossavo un body nero e una gonna nera. Su quello mettevo corone di latta e vecchie tende come mantelli, o un velo da sposa, insomma particolari... Infine in carcere come Margherita raccoglievo tutti i pezzi e li indossavo fermandoli con pesanti catene di macchina fino a non potermi rialzare più, diventndo una sorta di totem coperto anche da fiori e lumini mortuari. Una sera mi andò a fuoco il velo da sposa e recitando lo spensi con le mani... Nelle prime letture spettacolo i costumi erano realistici, anche se in fondo erano sempre costumi. Ma già in Experiment jeans e torso nudo, scalzi, era un vero costume in effetti. I costumi hanno sempre avuto grande importanza, ma non solo. Ogni elemento della messa in scena è personaggio. Ho sempre provato a mettere in scena anche gli odori. Nel Faust, l'odore di candele e fiori e incenso era così forte da far girare la testa. Tra il cimitero e la chiesa. IL RAPPORTO COL PUBBLICO E' in 'Prove per una messa in scena dell'Amleto di Shakespeare' che il 'rapporto rappresentazione pubblico' cominciò ad essere ampliato. Un'evoluzione nel rapporto con il pubblico a partire dal T-D, passando per il Vorlesungen, fino ad arrivare al Teatro A.Jarry, che caratterizzò il nostro lavoro. lo spettatore era passivo, ma dai primi spettacoli è diventato con noi protagonista. Con 'Prove..." abbiamo iniziato il nostro cammino nel 'Metateatro' Sull'Amleto siamo tornati più e più volte.... Il fulcro è nello psicodramma centrale 'La trappola per i topi' The Globe è in sè MetaTeatro. E' su The Globe che fonda le sue radici il regno della regina Elisabetta, fino ad oggi... Ma qui il discorso si amplia a una ricerca che poi io da sola sto portando avanti e che ha trovato il suo punto di forza con la messa in scena di 'Tonight we Improvise' di Pirandello da me realizzata per l'Academy of Performing Arts a Perth in Western Australia. E' sull'analisi del MetaTeatro che si è evoluta tutta la mia ricerca. Ed ora si è allargata fino allo studio e alla sperimentazione del 'Gioco di Ruolo' __________________________________________
LA DISCOTECA DI 'EXPERIMENT' Si scendeva per una piccola e ripida scala in un largo scantinato. Pareti nude. Arredamento zero. Dopo una sala d'ingresso con qualche grezzo divano, più delle panche con cuscini, si aveva accesso ad una grande sala spoglia. Luci flebili alle pareti come in piccole nicchie. E' proprio questo che ci affascinò. Uno spazio cancellato da far vivere solo con i nostri corpi, i suoni, le voci, le emozioni. Uno spazio 'povero' per un teatro 'povero' dove potesse risplendere la pura essenza della creatività attraverso quello che consideravamo lo specifico teatrale: l'attore, in corpo, anima e spirito.... Ogni attore era lasciato libero di creare la sua partitura su un canovaccio che non raccontava una storia ma creava una scaletta di idee. Ognuno era se stesso rispetto alle idee da rappresentare e le interpretava come trovandosi in uno stato temporale prima dell'uso della parola, sia scritta che emessa. Facevamo degli esercizi psico-fisici per liberare le nostre energie interiori e portarle a una sorta di linguaggio codificato. Ma ci tenevamo a lavorare sulle potenzialità individuali. Ogni corpo ha le sue leggi, ogni psiche il suo stato di memoria di sè, ogni essere è un mondo. Ho studiato danza classica e coreografia dai sette ai tredici anni. Ma poi sono andata in crisi. Il mio corpo cresceva e la mia psiche ribelle poco si adattava a costrizioni che volevano uniformarmi ad un modello classico predefinito uguale per tutti. Sarà per questo che ingrassai 20 kg in tre mesi all'improvviso e lasciai la danza. Per coreografia io iniziavo a intendere una sorta di armonia del caos. Ognuno è nel suo occhio del ciclone. Quando ricordo, ovviamente, io ricordo soprattutto come vivevo io quell'esperienza, il punto di vista del mio vissuto. Nella creatività, fin dal primo momento, io ho posto a disposizione degli altri me stessa nel mio divenire. Ho sempre privilegiato l'istinto. Credo che l'arte debba essere lasciata libera di trovare le sue Vie d'Espressione per nostro tramite. C'era un canovaccio di idee. Una scaletta. Quella l'avevo buttata giù con Mario. Ma poi ognuno creava insieme agli altri la sua personale partitura. Il ritmo era dato dalle emozioni da rappresentare rispetto alle idee in gioco. 'Nascita della vita sulla terra' Ognuno tentava di mettersi in contatto in sè con l'immagine archetipa che questo concetto ridestava. Ricordo che tutti presero la posizione fetale. Così la nascita della vita sulla terra per ciascuno corrispose con la nascita dal ventre materno e lo rappresentò. L'orchestrazione così era nata da sola, spontanemente. PER QUANTO RIGUARDA LA MUSICA C'era un ragazzo, Claudio Menegozzo, che studiava musica e suonò delle percussioni durante lo spettacolo, in alcuni punti chiave. Un ritmo nudo, essenziale, primitivo, come un respiro. Gli attori in alcuni momenti battendo sulle pedane con i corpi e le mani creavano con suoni come lamenti, una sorta di musica naturale. In effetti tutta la recitazione era accompagnata da un'orchestrazione di suoni che faceva da colonna sonora ai movimenti. I suoni ricreavano anche suoni della natura, vento pioggia, urla animali. Non ricordo ci fosse altra colonna sonora. In "Ana-Logon" c'era una colonna sonora su nastro ma partiva solo alla fine dello spettacolo. Abbiamo poi collaborato con Alfredo Profeta che con noi creava al Revox colonne di spezzoni di musiche sovraimpresse, brani recitati, suoni elettronici. Infine abbiamo continuato da soli. Per 'Sognando la Bisbetica Domata di William Shakespeare' per es. ecco un aneddoto illuminante. Si era a due giorni dal debutto al Teatro S.Ferdinando. Il testo era stato ridotto a tre attori. Nessuno dei tre sapeva il copione a memoria. Così mi venne un'idea. C'era un prologo in cui un attore si addormentava ubriaco in una Taverna, sognava di mettere in scena il testo di Shakespeare, infine nell'epilogo si risvegliava in Taverna cacciato a calci dall'Ostessa Bisbetica. Il tutto in un'epoca imprecisata. Il prologo e l'epilogo li imparammo a memoria. Per il resto, in una notte, registrammo la colonna sonora di tutto lo spettacolo incluso recitazione, così noi recitavamo in play back con un effetto onirico di straniamento naturale che piacque molto ai critici^_*. Una clip dal video di Maria Luisa Santella 'I RITORNAUTI'
Ancora su 'I Negri d'America' Quando parlo di 'Oratorio' mi riferisco proprio al senso tradizionale che si dà al termine 'Oratorio'. Ho sempre pensato che con i primi 'Spirituals' e 'Blues' parte una vera rifondazione culturale per tutto l'occidente che possiamo definire l'Era del Rock. Negli 'Spirituals' lo schiavo negro esprime il suo senso religioso originale alla luce della frequentazione dei Vangeli e da qui nasce poi il 'Blues' canto della tristezza dell'anima costretta in un carcere di dolore. Canti mistico spirituali e motteggi di lamento originari salgono al cuore sui campi di lavoro come liberazione di emozioni interiori per dare un senso a una vita senza senso, al disagio di vivere, e creavano tra chi li ascoltava e chi li cantava una comunione di sentimenti. Gli 'Spirituals' e i 'Blues' di certo portano a una evoluzione profonda della musica e del racconto della vita. La struttura antifonale, la libertà creativa degli interpreti, il canto come espressione di un ritmo biologico e psichico, l'apertura all'improvvisazione, l'onomatopeia dei ritmi, il senso di liberazione psichica in un mondo immaginario, la franchezza con cui vengono trattati tutti i temi fino a quello 'tabù' del sesso, tracciano la storia dell'odissea di un popolo con toni che spaziano dall'epico al tragico, all'ironico, all'erotico, ma sempre su basi di natura emozionale. Solo una drammatizzazione di tipo liturgico poteva rappresentare questo stesso disagio in noi giovani schiavi bianchi oppressi dal senso di dolore di dover vivere in una società in cui in nulla ci sentivamo rappresentati. Senza scene, sullo sfondo nudo, vestiti di panni da lavoro, jeans e vecchie camice, senza trucco, un leggio per ognuno, solo le voci e i gesti delle mani e delle braccia, come in una sorta di canto a cappella, esprimevano tutto. La sala era piccola e non c'era bisogno di microfoni. Nessun accompagnamento musicale se non dei brevi stacchi con registrazioni di 'Spirituals' e 'Blues' originali, quelli che interpretavamo. Una scelta, si, la scelta di partire verso una nostra rifondazione culturale da quella che consideravamo la prima grande rivoluzione culturale dell'ultimo secolo del millennio. Noi negri bianchi. Alieni in una società alienata. Mi viene in mente, oggi, in proposito ciò che dice Gesù: "Voi state in questo mondo ma non appartenete a questo mondo..... Vi mando come pecore in mezzo ai lupi" Cominciava così il nostro viaggio sulla scena dei lupi. |