MARIA LUISA SANTELLA - MEMORY ROOMS


giovedì, ottobre 14, 2004
 

"Programma del Raduno di

FUORIRADIO

A BOLOGNA - CIRCOLO CESARE PAVESE

Nei giorni 30,31 Ottobre e 1° Novembre si terrà

presso il Circolo Pavese, via del Pratello 61, a Bologna,

il primo raduno di Fuoriradio, Comunità Virtuale di Poesia e Lotta,

unitamente alla premiazione del Concorso di Poesia

“Voci”.

30 Ottobre

10:30-13:00 Interventi liberi su “La responsabilità della Poesia in tempi di guerra.”

16:00:19:00 Proiezione di video e cortometraggi di iscritti a Fuoriradio.com

31 ottobre

10:30-13:00 Gruppi di lavoro sui risultati degli interventi

16:00-20:00 Certamen degli autori e Proiezioni di video e cortometraggi.

21:00-23:00 Performance di

Loredana Alberti. Fiorella Petronici (Teatro del Guerriero)

e Gian Paolo Foresti (Baule dei Suoni)

1 Novembre

11:00-13:00 Premiazione dei poeti vincitori del Concorso di Poesia “Voci”

e lettura con registrazione live dei testi premiati.

Video Proiettati nelle due giornate:

Il Dreamtime di Napoli

di Maria Luisa Santella con

Interventi Poetici di

Antonio Ongari

Interventi Pittorici di

Michele Gentile

Protagonista nel ruolo del Poeta

Gianni Abbate

Medea di Loredana Alberti

Il Ritorno Improvviso di Maria Lucrezia Argentiero

Oikos di Nuria Kanzian

20 Marzo di Ricardo Antonio Piana Lustrascarpe

di Maria Grazia Moncada Nashipur di Pietro Silvestri

























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Nella foto una scena di

"TONIGHT WE IMPROVISE"

di MARIA LUISA SANTELLA

da LUIGI PIRANDELLO

ACADEMY OF PERFORMING ARTS

PERTH - WESTERN AUSTRALIA

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I COSTUMI

'Fall-out' 1969

Lavorammo su costumi base, ampliandoli in scena,

con aggiunte di pezzi di scarto.

Fu divertente e surreale, ci sipirammo un pò a Duchamp,

vecchi orinali di porcellana per cappelli,

tubi di ferro per maniche,

un vecchio camion giocattolo come scarpa a ruote,

e pezzi su pezzi.

Anche nel Faust io ho usato questo metodo,

ero Margherita e Mefistofele a un tempo

e recitavo anche tutti i personaggi evocati da Mefistofele.

Indossavo un body nero e una gonna nera.

Su quello mettevo corone di latta e vecchie tende come mantelli,

o un velo da sposa, insomma particolari...

Infine in carcere come Margherita

raccoglievo tutti i pezzi

e li indossavo fermandoli con pesanti catene di macchina

fino a non potermi rialzare più,

diventndo una sorta di totem

coperto anche da fiori e lumini mortuari.

Una sera mi andò a fuoco il velo da sposa

e recitando lo spensi con le mani...

Nelle prime letture spettacolo

i costumi erano realistici,

anche se in fondo erano sempre costumi.

Ma già in Experiment jeans e torso nudo, scalzi,

era un vero costume in effetti.

I costumi hanno sempre avuto grande importanza,

ma non solo.

Ogni elemento della messa in scena è personaggio.

Ho sempre provato a mettere in scena anche gli odori.

Nel Faust, l'odore di candele e fiori e incenso

era così forte da far girare la testa.

Tra il cimitero e la chiesa.

IL RAPPORTO

COL PUBBLICO

E' in

'Prove per una messa in scena dell'Amleto di Shakespeare'

che il 'rapporto rappresentazione pubblico'

cominciò ad essere ampliato.

Un'evoluzione nel rapporto con il pubblico a partire dal T-D,

passando per il Vorlesungen,

fino ad arrivare al Teatro A.Jarry,

che caratterizzò il nostro lavoro.

All'inizio, per le prime letture,

lo spettatore era passivo,

ma dai primi spettacoli è diventato con noi

protagonista.

Con 'Prove..." abbiamo iniziato il nostro cammino

nel 'Metateatro' Sull'Amleto siamo tornati più e più volte....

Il fulcro è nello psicodramma centrale

'La trappola per i topi'

The Globe è in sè MetaTeatro.

E' su The Globe che fonda le sue radici

il regno della regina Elisabetta,

fino ad oggi...

Ma qui il discorso si amplia a una ricerca

che poi io da sola sto portando avanti

e che ha trovato il suo punto di forza con la messa in scena di

'Tonight we Improvise' di Pirandello

da me realizzata per l'Academy of Performing Arts

a Perth in Western Australia.

E' sull'analisi del MetaTeatro

che si è evoluta tutta la mia ricerca.

Ed ora si è allargata fino

allo studio e alla sperimentazione del 'Gioco di Ruolo'

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posted by Marluna3001 | 15:24 | commenti
 

 

 

 

 

LA DISCOTECA DI

'EXPERIMENT'

Si scendeva per una piccola e ripida scala

in un largo scantinato.

Pareti nude. Arredamento zero.

Dopo una sala d'ingresso

con qualche grezzo divano,

più delle panche con cuscini,

si aveva accesso ad una grande sala spoglia.

Luci flebili alle pareti

come in piccole nicchie.

E' proprio questo che ci affascinò.

Uno spazio cancellato

da far vivere solo con i nostri corpi,

i suoni, le voci, le emozioni.

Uno spazio 'povero' per un teatro 'povero'

dove potesse risplendere

la pura essenza della creatività

attraverso

quello che consideravamo lo specifico teatrale:

l'attore, in corpo, anima e spirito....

Ogni attore era lasciato libero

di creare la sua partitura

su un canovaccio che non raccontava una storia

ma creava una scaletta di idee.

Ognuno era se stesso

rispetto alle idee da rappresentare

e le interpretava come trovandosi

in uno stato temporale

prima dell'uso della parola,

sia scritta che emessa.

Facevamo degli esercizi psico-fisici

per liberare le nostre energie interiori

e portarle a una sorta di linguaggio codificato.

Ma ci tenevamo a lavorare sulle potenzialità individuali.

Ogni corpo ha le sue leggi,

ogni psiche il suo stato di memoria di sè,

ogni essere è un mondo.

Ho studiato danza classica e coreografia

dai sette ai tredici anni.

Ma poi sono andata in crisi.

Il mio corpo cresceva

e la mia psiche ribelle

poco si adattava a costrizioni

che volevano uniformarmi

ad un modello classico predefinito

uguale per tutti.

Sarà per questo

che ingrassai 20 kg in tre mesi all'improvviso

e lasciai la danza.

Per coreografia io iniziavo a intendere

una sorta di armonia del caos.

Ognuno è nel suo occhio del ciclone.

Quando ricordo, ovviamente,

io ricordo soprattutto come vivevo io quell'esperienza,

il punto di vista del mio vissuto.

Nella creatività, fin dal primo momento,

io ho posto a disposizione degli altri

me stessa nel mio divenire.

Ho sempre privilegiato l'istinto.

Credo che l'arte debba essere lasciata libera

di trovare le sue Vie d'Espressione

per nostro tramite.

C'era un canovaccio di idee.

Una scaletta.

Quella l'avevo buttata giù con Mario.

Ma poi ognuno creava insieme agli altri

la sua personale partitura.

Il ritmo era dato

dalle emozioni da rappresentare

rispetto alle idee in gioco.

'Nascita della vita sulla terra'

Ognuno tentava di mettersi in contatto in sè

con l'immagine archetipa

che questo concetto ridestava.

Ricordo che tutti presero la posizione fetale.

Così la nascita della vita sulla terra

per ciascuno corrispose

con la nascita dal ventre materno

e lo rappresentò.

L'orchestrazione così era nata da sola,

spontanemente.

PER QUANTO RIGUARDA LA MUSICA

C'era un ragazzo, Claudio Menegozzo, che studiava musica

e suonò delle percussioni durante lo spettacolo, in alcuni punti chiave.

Un ritmo nudo, essenziale, primitivo, come un respiro.

Gli attori in alcuni momenti

battendo sulle pedane con i corpi e le mani

creavano con suoni come lamenti,

una sorta di musica naturale.

In effetti tutta la recitazione

era accompagnata da un'orchestrazione di suoni

che faceva da colonna sonora ai movimenti.

I suoni ricreavano anche suoni della natura,

vento pioggia, urla animali.

Non ricordo ci fosse altra colonna sonora.

In "Ana-Logon" c'era una colonna sonora su nastro

ma partiva solo alla fine dello spettacolo.

Abbiamo poi collaborato con Alfredo Profeta

che con noi creava al Revox

colonne di spezzoni di musiche sovraimpresse,

brani recitati, suoni elettronici.

Infine abbiamo continuato da soli.

Per 'Sognando la Bisbetica Domata di William Shakespeare'

per es. ecco un aneddoto illuminante.

Si era a due giorni dal debutto al Teatro S.Ferdinando.

Il testo era stato ridotto a tre attori.

Nessuno dei tre sapeva il copione a memoria.

Così mi venne un'idea.

C'era un prologo in cui un attore

si addormentava ubriaco in una Taverna,

sognava di mettere in scena il testo di Shakespeare,

infine nell'epilogo si risvegliava in Taverna

cacciato a calci dall'Ostessa Bisbetica.

Il tutto in un'epoca imprecisata.

Il prologo e l'epilogo li imparammo a memoria.

Per il resto, in una notte,

registrammo la colonna sonora di tutto lo spettacolo

incluso recitazione,

così noi recitavamo in play back

con un effetto onirico di straniamento naturale

che piacque molto ai critici^_*.

posted by Marluna3001 | 14:55 | commenti
 

Una clip dal video

di Maria Luisa Santella

'I RITORNAUTI'

 

 

 

 

Ancora su 'I Negri d'America'

Quando parlo di 'Oratorio' mi riferisco

proprio al senso tradizionale che si dà

al termine 'Oratorio'.

Ho sempre pensato che con i primi 'Spirituals' e 'Blues'

parte una vera rifondazione culturale per tutto l'occidente

che possiamo definire l'Era del Rock.

Negli 'Spirituals' lo schiavo negro esprime il suo senso

religioso originale alla luce della frequentazione dei Vangeli

e da qui nasce poi il 'Blues' canto della tristezza dell'anima

costretta in un carcere di dolore.

Canti mistico spirituali e motteggi di lamento originari

salgono al cuore sui campi di lavoro come liberazione

di emozioni interiori per dare un senso a una vita

senza senso, al disagio di vivere, e creavano tra chi li ascoltava

e chi li cantava una comunione di sentimenti.

Gli 'Spirituals' e i 'Blues' di certo portano a una evoluzione

profonda della musica e del racconto della vita.

La struttura antifonale, la libertà creativa degli interpreti,

il canto come espressione di un ritmo biologico e psichico,

l'apertura all'improvvisazione, l'onomatopeia dei ritmi,

il senso di liberazione psichica in un mondo immaginario,

la franchezza con cui vengono trattati tutti i temi fino a quello

'tabù' del sesso, tracciano la storia dell'odissea di un popolo

con toni che spaziano dall'epico al tragico, all'ironico, all'erotico,

ma sempre su basi di natura emozionale.

Solo una drammatizzazione di tipo liturgico poteva

rappresentare questo stesso disagio in noi giovani

schiavi bianchi oppressi dal senso di dolore di dover

vivere in una società in cui in nulla ci sentivamo rappresentati.

Senza scene, sullo sfondo nudo, vestiti di panni da lavoro,

jeans e vecchie camice, senza trucco, un leggio per ognuno,

solo le voci e i gesti delle mani e delle braccia,

come in una sorta di canto a cappella,

esprimevano tutto.

La sala era piccola e non c'era bisogno di microfoni.

Nessun accompagnamento musicale

se non dei brevi stacchi

con registrazioni di 'Spirituals' e 'Blues' originali,

quelli che interpretavamo.

Una scelta, si,

la scelta di partire verso una nostra rifondazione culturale

da quella che consideravamo

la prima grande rivoluzione culturale dell'ultimo secolo del millennio.

Noi negri bianchi.

Alieni in una società alienata.

Mi viene in mente, oggi, in proposito ciò che dice Gesù:

"Voi state in questo mondo

ma non appartenete a questo mondo.....

Vi mando come pecore in mezzo ai lupi"

Cominciava così il nostro viaggio sulla scena dei lupi.

posted by Marluna3001 | 14:35 | commenti