| MARIA LUISA SANTELLA - MEMORY ROOMS |
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lunedì, marzo 07, 2005 Un respiro in comunione con i fratelli e le sorelle dell'Australia Aborigena UN RESPIRO di ANTONIO ONGARI Ti lasciò un respiro, l'ultimo, lei che attese con ansia il primo tuo e, come allora, visse nel suo cuore la paura eterna del distacco. Serena, poi, comprese mutare la forma del legame e tu vedrai la via per vivere da ora, con lei, per sempre, la nuova Comunione. (Ad una persona unica per compensare, in parte, l'impossibilità di un abbraccio nel momento in cui vede la propria madre lasciare l'esistenza terrena.) _________________________________ Riaprendo gli occhi dopo giorni di trance trovo i tuoi versi ad indicarmi la Via, prezioso, sublime abbraccio. La poesia non è solo una leva per cambiare il mondo ma, come in questo caso, come in tutti i tuoi versi, è anche un'energia potente per giungere all'essenza delle cose. Grazie, Antonio, è di poeti come te che ha bisogno questa nostra tumultuosa, luttuosa, epoca. Maria Luisa giovedì, marzo 03, 2005
AMORE Ho raccolto l'ultimo respiro di mia madre Ed è questa l'eredità che terrò più cara Ieri era agitata Dalla mattina diceva: 'Ho paura' L'ho portata a casa dall'ospedale e lavata e pulita Ieri sera mi son messa sul letto al suo fianco e si è addormentata serena sussurrandomi: Ora sei tu la mia mamma Tutta la notte ho controllato il suo respiro infine sereno Stamane pensavo: Il sonno cura, si desterà bene Poi all'improvviso, ero china su lei dopo averle cambiato il catetere, ho sentito il suo ultimo respiro entrare in me Ho chiamato subito il dottore, è corso Quando è giunto il polso dava ancora segni di vita Poi il silenzio Ora è lì sul suo letto che sorride Io, sola, con lei, attendo i miei fratelli Vengono a chiudere le partite Ringrazio Dio di avermi dato la forza di starle accanto fino alla fine Lo considero un privilegio Sono serena come mai Sento il Signore qui con noi due Le ho messo una lampada accesa accanto ad una statuetta del Bambino di Praga Prego Appena risolte le cose pratiche tornerò a vivere in Teatro, alla Cesarea, ora che sono di nuovo una zingara posted by Marluna3001 |
15:35 | commenti (5)
GIORNI DI GHIACCIO
Una società che uccide la cultura e l'arte, che tratta vecchi e bambini in modo a dir poco osceno, mi fa paura
I nuovi lager si espandono alle città nella loro globalità E la violenza psichica su tutti dilaga senza limiti
La cosa più drammatica è che un poco alla volta ci si ritira in silenzio in se stessi con la certezza che non c'è nulla da fare per arginare l'escalation dell'orrore in cui si vive
Mi gira la testa |