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domenica, agosto 13, 2006

TROVARSI
(Dialogo o Monologo?)

LUI
Ha piovuto dieci minuti,
circa mezz'ora fa.
Ma poi ha smesso
ed ora riesce il sole.
Cielo bianco.
Aria immobile.
Mentre io immaginavo
di accarezzare il giardino
che circonda la porta.
LEI
Io, invece, stavo leggendo
del paese delle nebbie.
La stirpe lombarda
in me si desta
pensandoti.
Sondrio.
Capararo di Sondrio,
mia nonna materna.
LUI
Ho scoperto che, a volte,
per donare
non servono gesti eclatanti,
basta esistere
ed essere se stessi.
Ho sempre pensato
a proposito degli enigmi
che nascono
prima le risposte
e poi le domande.
LEI
Teutonica? Anche.
Ma senza dimenticare
che sono
il Vesuvio personificato.
Quando comincio
non riesco a fermarmi.
Di certe cose
vorrei riuscire a scrivere
con più calma.
Impossibile.
Voglio sempre
capire tutto
fino in fondo.
LUI
Ma nella vita
è come con i puzzles:
Un pezzo fuori posto
e il puzzle incompleto
può significare altro.
LEI
Come dice Einstein,
prima si ha
l'illuminazione,
la visione completa,
poi si realizza
la formula,
infine prende corpo
l'immagine,
ma per un attimo
che può durare
una vita
tutte e tre
agiscono
simultaneamente.
Come avviene ora...
Tempo contemporaneo.
LUI
Non sempre è bello
continuare
a cercare spiegazioni.
A volte rinunzio
perché il conoscerle
sarebbe troppo pesante.
E non servirebbe a nulla.
LEI
Ci viene chiesto
di essere noi stessi,
almeno per il passaggio
fino al nuovo mondo.
Per questo vorrei,
quando affronto
certi argomenti,
certe confessioni
del mio essere,
riuscire
a resistere alla tentazione
di parlarne a getto
per scrivere qualcosa
di più "meditato".
LUI
Consentirebbe
a chi ti ascolta
ed anche a te
di approfondire
l'argomento.
LEI
Gesù è forte in me,
spesso,
mentre prego,
vado in trance,
ma devo, posso,
controllarlo,
voglio.
Da quando ho sentito
la voce del Padre,
mentre una macchina
stava per uccidermi,
a Milano,
sento come se Egli,
a volte,
mi chiamasse
e parlasse al mio cuore
rispondendo
alle domande segrete
che egli conosce.
Con gli aborigeni
sono entrata
nel Dreamtime.
Ma penso sempre
al gesto di Gesù,
indica il cuore e il cielo,
credo voglia dirci:
Be tuned!
LUI
To be tuned
is possible.
May be
it's the only reality.
I feel
the Universal Love.
La vita
è un gioco prezioso.
Tu sai
come sei davvero?
LEI
Come sono davvero?
Un'attrice
che lavora sulle immagini
riscrivendo
il già scritto.
Non ho ancora
trovato
una persona
"normale".
LUI
Inteso nel senso
della "normalizzazione"
stile "1984"
di Orwell!?
LEI
Si è matti persi
quando ci si crede
'normali'.
Mi hai detto:
Ho la Sindrome
di Spock!
LUI
Troppe domande
senza risposta.
Non mi restano
che due alternative:
lasciar perdere
o "indagare".
Ho scelto di indagare
come Sherlock Holmes.
Tu, tu sei
un soggetto interessante
per un enigmatographer.
Un U.F.O.
Unforgettable
Feminine
Object.
Con chiunque
preferisco
che il dialogo
segua il suo corso
e che l'altro mi dica
(o mi mostri)
di sè
quello che desidera.
Le domande,
eventualmente,
verrebbero naturali.
LEI
Bene,
mi mostro allora
seguendo il corso
del dialogo
sapendo
che ogni dialogo
è in sè monologo.
Ho sempre aspirato
ad avere
una visione di tutto,
del tutto.
Raccontarsi
è Essere.
Mi piacerebbe
davvero
che tu mi raccontassi
esplorandomi.
LUI
Essere raccontato
da un altro
per ritrovarsi veri.
E' il senso
di ogni
rappresentazione?
LEI
Io sono stata sempre
in scena,
dietro una macchina
da presa,
davanti,
dietro una storia
da scrivere,
rappresentare,
interpretare,
per conoscere
me stessa
e il mondo.
Scrivere una storia
da cui si evinca
chi sei davvero
nella Divina Commedia
è Vivere.
Quando ci si incontra
nasce una storia.
Il difficile
è realizzarla.
Non importa
che tipo di nome
abbia quel rapporto,
nasce comunque
dall'attrazione
che si prova
l'uno per l'altro.
LUI
Ma ci si dice mai
nulla
di ciò che conta?
LEI
Ognuno
si scrive la storia
in sè e per sè,
vede l'altro
in modo personale
ed univoco
e gli dà un posto
che assesta
nella sua storia.
Si scopre
col progredire
della vicenda
che quel personaggio
che avevamo formato
in noi
in realtà
in sè
era diverso
e che,
simultaneamente a noi,
stava scrivendo
dentro di sè
tutt'un'altra storia.
Si resta delusi
quando ci se ne
rende conto
ma solo perchè
ci si era illusi.
L'errore,
credo,
stia nel pensare
che siamo noi
a scrivere
da soli
la nostra storia,
mentre
è una storia scritta
a quattro mani,
senza contare
il disegno
di una scrittura
superiore
che siamo chiamati
a interpretare.
LUI
E se ci attenessimo
a scrivere
una storia
a quattro mani
dicendoci
quello
che in teatro
si chiama
sottotesto?
LEI
Forse
sarebbe un modo
per essere felici
davvero.
Questo scrivere,
riscrivere
e interpretare
è importantissimo
in teatro.
Anche chi assurge
al ruolo
di scrittore
o drammaturgo
deve essere bravo
a saperlo comprendere
per dar voce
ai canoni
che ci impediscono
di esternare
i nostri sentimenti
veri.
Provo a fare
un esempio:
Un salotto.
Due donne
belle ed eleganti.
Una:
Come stai bene, cara.
Sottotesto:
Te possino ammazzà,
ma non sfiorisce mai?
Ma i sottotesti
possono essere tanti
cambiando
fondamentelmente
il senso
alla scena
e ai personaggi.
Mettere in scena
le unicità di lettura
del dialogo
mostrando
l'incapacità
a comunicare
dà vita a Pirandello
come
al Teatro dell'Assurdo.
Il livello più alto,
comunque,
a parer mio,
è nei monologhi
di Shakespeare
in cui si rivela
la vera trama
dell'essere
o non essere.
LUI
Non si chiamava
quarta
la parete inesistente
tra pubblico e palco?
LEI
Bene,
è stata sfondata
e lì il teatro borghese
è morto
e il sottotesto
è diventato testo.
Ma nella vita
raramente
si è fatta crollare
la quarta parete
tra noi e gli altri,
che sono il pubblico.
Per non parlare
di quanto sia difficile
essere spettatori
di se stessi
come
nel Teatro Brechtiano.
LUI
Spesso siamo ancora
al dramma borghese
nel carcere
delle pareti domestiche.
LEI
Dobbiamo raggiungere
la nostra essenza
per essere sereni
vivendo
qualsiasi storia
il caso ci offra.
Se uno parla
liberamente,
cosa non facile,
comincia
una nuova vita.
Si inizia a scrivere
con gli altri,
rispettando e amando
i compagni di scrittura.
Ma non è facile
perchè crediamo,
sovente,
che come ci immagina
chi ci sta di fronte
è più vicino
a come siamo
in realtà
e ciò
ci spaventa
nè più nè meno
che pensare
che gli altri
non riescono
a vederci
come siamo
davvero.
Non solo.
La cosa più grave
è quando parliamo
'liberati'
senza renderci conto
che non lo sono
coloro a cui parliamo.
Parlo troppo???
LUI
No,
parli
fino a quando
non hai finito
di dire
quello
che vuoi dire.
LEI
Fino a spiegare
a me stessa,
prima che agli altri,
il nodo
intorno a cui
sto lavorando
e quando
l'ho dipanato
lo so
perchè allora
provo
un'emozione
globale,
serena.
LUI
Uccellini.
Odore di sugo.
Caldo.
LEI
La mia storia
è buffa.
Uhm...
che profumo di sugo.
Vivere
in modo
totalmente
innocente
mentre intorno
regna il delitto,
mi dico.
Piani paralleli
che s'intersecano
senza saperlo,
senza volerlo.
Mi viene in mente
un episodio.
Mentre giravamo
ad Ostia
la scena
del tentato omicidio
di "Brutti, sporchi e cattivi"
lasciavano
il corpo straziato
di Pasolini
a pochi passi dal set.
LUI
E difficile
mettere i pezzi
a posto
quando s'intersecano
realtà e finzione.
LEI
Credo
che tutta la nostra vita
sia composta
dai si e i no
con cui rispondiamo
alle prove e alle scelte.
LUI
Un respiro di vera magia
ci accompagni sempre!
Concluderesti tu.
LEI
Già.
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