MARIA LUISA SANTELLA - MEMORY ROOMS


venerdì, novembre 30, 2007
 

CITTO MASELLI

"CIVICO ZERO"

CINEMA D'AUTORE

CITTO MASELLI – CIVICO ZERO


Mai come in questo caso

nel titolo è detto tutto.


Il punto zero rappresenta

il centro di coscienza,

il vuoto,

la soggettività

che virtualmente sta all’origine

di tutte le funzioni del vivente,

ma che (oggettivamente) non c’è.

(Nitamo F. Montecucco)

L'Arte è lo Specchio della Realtà.


Verità che va rivista continuamente

alla luce del senso che queste parole,

rianalizzate una per una,

storicamente,

stanno raggiungendo al presente.

Cosa che fa Maselli.


Questo film è un saggio poetico

sul punto zero

che stiamo raggiungendo ora,

vissuto

con occhio illuminato,

con cuore d'amore,

con mente scientifica,

con mano da capomastro specializzato

al servizio dell'Arte,

nella fattispecie Cinema,

dall'Autore.


Intendo Cinema in tutti i suoi corpi fondanti,

ideazione, realizzazione,

destinatari, produzione,

distribuzione, promozione,

politica della rappresentazione

dello stato culturale di uno stato.


Perchè uno Stato viene considerato

in base al suo Stato Culturale.


Citto,

coerente a se stesso,

sempre presente nel presente,

con in pugno le fila

dei passaggi del meccanismo cinema

dal dopo guerra ad oggi,

con occhi luccicanti

da bambino prodigio illuminato,

ci mostra la

cittadella locale in cui,

stemperati i sapori etnici,

ci stiamo mutando da multietnia globale

ad un'unica razza,

collegata da satelliti, computer, televisioni, rete, Arte,

in continuo movimento

sul pianeta e nel sistema solare,

anche tra le pareti di una stanza,

anche solo virtualmente.

“CIVICO ZERO”

è un film che poeticamente attraversa,

senza giudizio,

questo stato della realtà che già è comune

a tutte le razze e gli stati di ciò che chiamiamo mondo.


Ci mostra,

con scrittura contemporanea,

questa 'Energia Punto Zero”,

“Energia del vuoto”,

come zummando

da un coro d'individui

che hanno azzerato

la loro identità socio- statuale

con subcoscienziale consapevolezza,

a tre storie evidenziate nel particolare,

documento - testimonianze – fiction – in salita,

che ci portano in volo,

con la magia di tutto il grande cinema,

attraverso il gioco d'identità

tra attore, personaggio, regia, pubblico,

di fronte allo specchio

degli Occhi di Ornella Muti

e della Maschera Naturale di Massimo Ranieri

denudati di ogni Ego.

E questo arriva alla fine di una sinfonia in crescendo

che passa dalla poesia del coro,

sostenuta da una musica che parla,

alla presentazione dei tritagonisti,

ricongiungendo

la scrittura della tragedia contemporanea

alla scrittura del momento di passaggio

da scrittura degli Dei a scrittura Umana

nel tempo della nascita

della rappresentazione contemporanea

in Grecia,

così

rendendola universale.

In questo momento di transizione,

che ci riporta in Babele,

le modificazioni

di coscienza della realtà

che stanno avvenendo

sono la sostanza

di una ulteriore mutazione

del popolo della terra

che ci riplasma

in una unica razza globale,

una razza che ha

la coscienza universale

del tutto e del nulla.


Citto Maselli,

partendo dai 'perdenti'

che accettando la rinunzia al tutto

si trovano tra i 'vincenti'

del nulla,

ci strappa l'ultima maschera umana

parlando tutte le lingue

incluso le prossime venture.

titolo originale:

CIVICO ZERO

regia:

Francesco (Citto) Maselli

cast:

Ornella Muti, Massimo Ranieri, Letizia Sedrick

sceneggiatura:

Francesco (Citto) Maselli

fotografia:

Felice De Maria

montaggio:

Olivia Orlando

scenografia:

Marco Dentici

costumi:

Lina Nerli Taviani

musica:

Angelo Talocci

produttore:

Roberto Andreucci

produzione:

AKS, Istituto Luce, con il contributo del MiBAC

distributore:

ISTITUTO LUCE

ufficio stampa:

Studio Punto & Virgola

paese:

Italia

anno:

2007

durata:

80'

formato:

35mm - colore

uscito in sala:

23/11/2007





Liberamente ispirato al libro

“"Il nome del barbone"”

di Federico Bonadonna.

posted by Marluna3001 | 16:33 | commenti


lunedì, novembre 26, 2007
 

ALBERTO MORAVIA da "Contro Roma"

 

Roma oggi appare

come una slabbrata e sgangherata

cittadona mediterranea,

sede di uno Stato che non è uno Stato,

capitale di una nazione che non è una nazione.

In altri termini, Roma è l'espressione,

purtroppo perfetta,

del fallimento dell'Unità italiana.

E qui si torna all'idea del modello.

Roma avrebbe dovuto essere

il centro di unificazione dell'Italia,

questa piccola Europa

composta di tanti stati diversi,

attraverso l'elaborazione

di un modello di comportamento nazionale.

Ora questo non è avvenuto.

Il modello non è presentabile,

come non è presentabile

un dolce o altra pietanza fallita

nonostante che gli ingredienti

fossero di buona qualità.

Gli italiani hanno fatto sforzi enormi per unificarsi;

e tutto quello che ne è uscito,

sono stati i Sali e Tabacchi, i Carabinieri e altri corpi statali.

Così il fallimento del Paese

si rispecchia nella capitale

e viceversa.

Intendiamoci:

il popolo italiano non è inferiore a nessun altro;

individui italiani eccellenti in qualsiasi attività

ci sono sempre stati,

ci sono tuttora,

ci saranno sempre;

ma la capitale non si è formata

appunto perché la nazione non è nata.

L'Unità era senza dubbio inevitabile;

non si può dire che sia stata vantaggiosa.

Così che qualche volta

viene fatto di pensare

che la cosa migliore

sarebbe di rinunciare a considerare Roma

come una capitale.

Forse questa rinuncia

ci permetterebbe di vedere

in questa città

qualità e aspetti positivi

che l'idea della capitale per ora ci nasconde.

Infine c'è il problema del rapporto

tra Roma capitale d'Italia e la Chiesa.

Il problema della Chiesa,

è uno di quei problemi

talmente ovvi,

talmente sotto il naso

che gli italiani finiscono per non vederlo

e dunque per non porselo.

Qual è il problema

della Chiesa nei riguardi di Roma

e, insomma, dell'Italia?

In genere

gli italiani fanno una distinzione molto netta

fra l'Italia e la Chiesa.

Dicono:

è la Chiesa che ha rovinato l'Italia;

è la Chiesa che ha impedito all'Italia

di diventare una nazione;

è la Chiesa a cui si debbono

gli infiniti mali dell'Italia.

Dicono pure:

l'Italia all'estero conta niente;

l'Italia sta sotto l'ombrello atomico

degli Stati Uniti

ed è un protettorato americano;

l'Italia è l'ultimo Paese

che viene consultato

all'orché c'è qualche cosa da decidere

nel mondo.

Ora queste lamentele derivano appunto

dal fatto di non vedere ciò che,

come ho già detto,

sta sotto il naso.

E cioè

che l'Italia è la Chiesa

e la Chiesa è l'Italia.

Quanto a dire che

l'Italia si è espressa

principalmente nella Chiesa;

che ha dedicato alla Chiesa

attraverso i secoli

tutte le sue migliori energie,

in un rapporto dialettico

che via via ha avuto il nome

di guelfoghibellino,

di riforma-controriforma,

di clericalismo-liberalismo

e così via;

e che, infine,

tutto ciò che l'Italia non ha dato alla Chiesa,

è stato pur sempre in funzione della Chiesa,

anche l'opposizione,

anche l'odio,

anche l'indifferenza.

Non è infatti nella cultura degli italiani

che bisogna cercare

la più profonda influenza della Chiesa;

ma nella psicologia,

quasi si vorrebbe dire nella fisiologia.

In realtà, come ho già avvertito,

c'è stata osmosi e identificazione,

e dire che la Chiesa ha avuto influenza sull'Italia

equivale a dire che

l'Italia ha avuto influenza sopra se stessa.

L'Italia si è svenata

per dar vita alla Chiesa;

in cambio la Chiesa

ha diffuso per tutto il mondo

la visione della vita italiana;

e infatti la Chiesa non è

né spagnola, né francese, né tedesca,

ma italiana;

e questo suo carattere nazionale

è accettato come universale dal mondo intero,

appunto perché l'Italia è morta nella Chiesa.

Cioè, l'universalità della Chiesa

è dovuta all'inesistenza dell'Italia come nazione

e viceversa.

A riprova si veda

come la cultura francese può fare a meno della Chiesa,

nonché la cultura spagnola e la tedesca;

ma la cultura italiana senza la Chiesa

(come dire: immaginiamo la letteratura italiana

senza La Divina Commedia,

senza La Gerusalemme Liberata,

senza I Promessi Sposi)

appare subito amputata, incompleta, svuotata.

Da tutto questo segue logicamente

che la crisi della Chiesa è la crisi dell'Italia

e la crisi dell'Italia è la crisi della Chiesa.

Ora, l'ultimo slancio creativo

l'Italia l'ha avuto con l'Umanesimo

che la Chiesa ha accettato e fatto suo.

Poi, secondo il luogo comune che,

come tutti i luoghi comuni,

è basato su una insostituibile quanto uggiosa verità,

la Riforma,

avanguardia di tanti altri

particolarismi e nazionalismi,

ha emerginato in un solo colpo

Chiesa e Italia e di conseguenza,

alla fine, anche l'Umanesimo.

Non è un caso, per esempio,

che Raffaello abbia ellenizzato,

in nome della Chiesa, l'Antico Testamento,

operazione tipicamente umanistica,

creando, così, fino a tutt'oggi,

i modelli dell'iconografia cattolica;

ma non è neppure un caso

che il canone di bellezza raffaellesco

sia finito nei santini

e che, oggi, un feticco del Benin

sia preferito di gran lunga,

come elemento decorativo,

alla Madonna della Seggiola.

A questo punto si vorrà sapere

cosa ha a che fare tutto questo

con Roma

e con il disastro di Roma capitale.

Ebbene, non è difficile fornire una risposta

a una simile domanda:

la Chiesa, cioè l'Italia,

non ha creato una vera grande capitale moderna

perché "non ha fatto a tempo".

Come l'obelisco di Assuan

che non è mai stato staccato del tutto

dalla cava di pietra dove tuttora giace

perché l'Egitto

non era più il Paese egemonico di un tempo;

così Roma caput mundi

tutto a un tratto si è ritrovata

sede di una religione

socialmente umiliata

e culturalmente abbandonata.

Basta andare a Lourdes,

per capire dove è finito il cattolicesimo,

cioè la Chiesa, ossia l'Italia.

Tuttavia, sta di fatto che

Roma è il luogo privilegiato

della più antica monarchia del mondo.

Ma non c'è di che esserne fieri.

La presenza di questa corte decrepita

fa si che l'Italia sia

un Paese estremamente conservatore,

di un conservatorismo addirittura fisiologico

fatto di prudenza, di apprensione,

di sfiducia e di impotenza,

tutti difetti senili.

La conservazione moderna,

la conservazione progressiva,

la conservazione illuminata

è quella, semmai,

del neocapitalismo anglosassone,

oggi.

La conservazione cattolica è invece

l'idea che si può fare del mondo

una mummia avvolta nelle sue bende di papiro,

in fondo al sua ermetico sarcofago.

Di questa idea del mondo,

è buona testimonianza il giornale del Vaticano,

l'Osservatore Romano.

Certo la Pravda

non contiene più notizie

dell'Osservatore Romano,

ed è concepita e scritta

praticamente nello stesso modo.

Ma dietro la' c'è il potere;

dietro l'Osservatore Romano,

il ricordo di un'impotenza terrena

che, magicamente, un tempo

si convertiva in potere spirituale.

Tutto questo è rivelato

dalla sclerosi del linguaggio

del giornale vaticano.

In che cosa consiste questa sclerosi?

Nel battere pur sempre

sopra il tasto della "positività".

Ma il dito che batte è quello di uno scheletro;

e il tasto sprofonda ma non rende alcun suono.

Per tutti questi motivi il problema di Roma capitale

potrebbe anche essere

quello di un rinnovamento o palingenesi

della Chiesa

e, poiché abbiamo detto che

l'Italia e Chiesa sono una cosa sola, dell'Italia.

Il ritorno a una visione umanistica del mondo.

Ma il cattolicesimo

sembra ormai incapace di rinnovarsi.

E quanto all'Umanesimo,

esso ha cambiato nome

e questo nome non è italiano.

Certo si poteva, si dovevano creare

di nuovo a Roma

le condizioni per quel contrasto dialettico

tra Stato e Chiesa

che in passato si era rivelato così fecondo.

Ma si è preferito fare il Concordato;

e di conseguenza fondare lo Stato,

o meglio il regime democristiano,

fatale e disastroso errore.

Tutto il fallimento dell'Unità d'Italia,

e dunque di Roma capitale,

è in questa abolizione 

del contrasto tra Stato e Chiesa.

Perché, mentre è vero che

Italia e Chiesa sono la stessa cosa,

è anche vero che lo sono perché

gli italiani non hanno mai voluto

ammettere che lo sono.

Ammetterlo, anzi confermarlo,

significa constatare

che non lo sono

né potranno mai più esserlo.

Semmai si potrebbe notare che

il solo elemento nuovo

in questa situazione di inerzia

è l'esistenza del partito comunista italiano;

il quale,

attraverso il marxismo e al di là del marxismo,

su un piano sempre più nazionale,

riprende per conto suo il tema umanistico

ormai abbandonato dalla Chiesa.

In maniera nuova e moderna,

esso potrebbe ricreare proprio a Roma

quel contrasto tra Stato e Chiesa

che il regime democristiano ha abolito.

La Chiesa ritroverebbe allora

una sua necessità, una sua funzione.

Ma l'Italia non è un Paese indipendente

in grado di vivere la propria storia

fino in fondo

e senza interferenze straniere.

Così Roma,

nonostante ogni ragionevole speranza,

pare condannata

a non essere che la capitale

di una Paese confuso e modesto

il cui destino è deciso altrove.

 

Alberto Moravia, "Introduzione: delusione di Roma"

da "Contro Roma", Bompiani 1975

posted by Marluna3001 | 14:56 | commenti


martedì, novembre 06, 2007
 

UN IPOTETICO FUTURO

Già un ipotetico futuro...

L'uso del didjeridoo

mi riconduce

al cuore del Dreamtime....

Il silenzio e il sogno

ci riportano

al presente permanente...

Mi sento un aliena

per questo...

Non faccio più parte

del mondo umano...

Sono giunta

alla coscienza ancestrale

in contatto col mio tjuringa

che mi guida

a spogliarmi

di ogni orpello.

Antonin Artaud

è sempre al mio fianco

da quando

mi ha mostrato la Via

e sono giunta

a vedere apparire

sulle mura del Tempio

Teatro del mio corpo

il geroglifico divino...

Sospesa sul mondo

vivo in trilocazione

in btween days...

E lascio

che si dimentichino

di me.

posted by Marluna3001 | 11:16 | commenti


giovedì, novembre 01, 2007
 

HALLOWEEN

There are nights

When the wolves are silent

And only the moon howls.

How like a queen

Comes forth the lonely Moon

From the slow opening curtains

Of the clouds

Walking in beauty

To her midnight throne!

On Halloween,

Witches come true;

Wild ghosts escape from dreams.

Each monster dances in the park....

Shadows of a thousand years

Rise again unseen,

Voices whisper in the trees,

"Tonight is Halloween!"

Backward, turn backward,

O Time, in your flight

Make me a child again

Just for to-night!

(From many poets)

posted by Marluna3001 | 13:31 | commenti