
Oggetti smarriti (1980)
Regia: Giuseppe Bertolucci;
soggetto e sceneggiatura:
G. Bertolucci, Domenico Rafele,
Lidia Ravera, Enzo Ungari;
fotografia: Renato Tafuri;
musica: Enrico Rava;
montaggio: Gabriella Cristiani;
interpreti: Mariangela Melato, Bruno Ganz,
Renato Salvatori, Laura Morante,
Maria Luisa Santella,
Dina Sassoli, Aisha Cerami;
origine: italia;
produzione:
Giovanni Bertolucci
per Fiction Cinematografica;
durata: 95’

Marta deve partire per Roma
per andare a riprendere la figlia Daniela
in vacanza dalla nonna.
Suo marito,
che non vuole farle prendere l’aereo,
l’accompagna alla stazione Centrale di Milano.
Marta scende dal treno in partenza,
liberandosi sia del marito,
andato a prendere i giornali,
che dell’amante,
già seduto nel suo scompartimento.
Rimasta sola, incontra Werner,
un suo vecchio compagno d’infanzia.
Insieme con lui esplora la stazione
per un giorno e una notte,
avvicinando Sara,
una ragazza drogata che si prostituisce,
e un inserviente dell’albergo diurno
innamorata di Werner.
Marta continua a vagare per la stazione.
Werner si suiciderà
gettandosi sotto un treno.
Marta tornerà ai suoi affetti
guidata dalla piccola figlia,
ma la sua vita non sarà più la stessa.

Letto in chiave metaforica,
è la storia di un'analisi
in cui Marta è la paziente in crisi d'identità
e Werner uno psicanalista selvaggio
che l'aiuta a ritrovarsi.
Accanitamente intellettuale
e, insieme, assai sensuale;
costruito con sapienza geometrica,
ma anche libero,
ricco di sorprese e di risvolti inattesi.
Ottimi interpreti,
e una struggente colonna musicale
di Enrico Rava con i suoi assoli di tromba.

«Avevo letto da poco
il romanzo di uno scrittore inglese poco noto,
di nome John Wayne:
la storia di un modesto impiegato
che un giorno,
persosi nella stazione di Paddington,
decide di rimanervi,
rinunciando al lavoro e alla famiglia.
Inizialmente pensavo
ad un semplice adattamento.
In seguito,
lavorando sul soggetto insieme a
Enzo Ungari, Mimmo Rafele
e Lidia Ravera,
venne fuori l’idea di questa donna
che si perde
nella stazione di Milano Centrale.
Girando il film
io ero preso
da una sorta di esaltazione
per il piacere di stare
in mezzo alla folla della stazione,
per l’imprevisto
dovuto agli incontri con la gente.
E questo aspetto,
nella sceneggiatura originale,
aveva una rilevanza ben maggiore.
Poi, invece,
il film si è concentrato soprattutto
sul rapporto tra i personaggi.
(G. Bertolucci).

Oggetti smarriti
ci sentivamo
noi attori,
così presi dall'atmosfera
della Stazione
con i suoi residui umani,
da restare sospesi
tra la nostra identità smarrita
e quella ritrovata
dei personaggi che usavano
i nostri involucri umani
in attesa di un qualunque noi.
Mentre attendevo
al fianco di Bruno Ganz
in una notte indimenticabile
che si consumasse
il rito del suicidio
del suo personaggio
ci rivelammo l'un l'altro
come mai ci eravamo rivelati
ad altri
e così si compì
il destino
dei nostri amari personaggi.
Dopo alcuni anni,
giochi del caso,
proprio a Milano,
interpretando il mio
'Desiderio'
disilluso,
son morta
e tornata a vivere
in un mitico crepuscolo
davanti al
'Teatro di Porta Romana'.
